Corrispondenze dalla preistoria – 5

Il villaggio preistorico presso località Gatto: il nucleo abitato più antico sul territorio di Bussolengo.

Preistoria

Stiamo per intraprendere il nostro ultimo viaggio nella preistoria bussolenghese, e si tratta del viaggio più significativo, perché andremo a visitare il villaggio preistorico di Bussolengo, situato presso l’attuale località Gatto, su quei rilievi collinari detti Ale che degradano verso l’Adige, a nord-ovest del territorio comunale bussolenghese: sono colline formate dal terreno trasportato dagli antichi ghiacciai, come abbiamo visto nel nostro viaggio precedente. Si tratta di una zona da sempre rurale, come testimoniano nel loro piccolo anche i toponimi: località Gatto, Ale (“ali” in dialetto), la vicina località Pol (“pollo” forse?), il prospiciente Pra’ del Riso sull’altra sponda dell’Adige. Negli anni Trenta del secolo scorso queste colline vennero tagliate dai lavori di una “grande opera” (come si direbbe oggi) costruita durante il periodo fascista: il Canale Biffis. Durante i lavori, che distrussero la parte centrale del sito archeologico, vennero ritrovati alcuni reperti, che vennero recapitati al Museo Civico di Storia Naturale di Verona. Ma il sito rimase abbandonato nel disinteresse generale, fino a quando negli anni Novanta finalmente il nucleo operativo di Verona della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto condusse due campagne di scavo, che per la prima volta portarono alla luce almeno ciò che rimaneva dei resti del villaggio.

Prima di catapultarci nel villaggio di località Gatto, dobbiamo però spiegare cosa è successo durante i quasi 150.000 anni trascorsi dopo il nostro ultimo viaggio, quando ci eravamo lasciati alle prese con la glaciazione di Riss. Beh, in questo lasso di tempo, tanto lungo da sembrare eterno per noi, ma in realtà tanto breve rispetto ai tempi biologici evolutivi, è successo di tutto e di più. L’Homo sapiens, cioè la nostra specie, raggiungeva un tale sviluppo intellettivo e sociale da potersi permettere di dedicarsi a sviluppare forme di arte e di pensiero a livelli mai visti prima. Ormai era diventato evidente il solco che separava questa nuova rivoluzionaria specie dagli altri ominidi, anche quelli più evoluti come il Neanderthal o l’Homo heidelbergensis. Nel corso di qualche decina di migliaia d’anni tutte le altre specie di ominidi andavano verso l’estinzione, lentamente ma inesorabilmente: forse uno dei motivi fu il grande cambiamento di climi e ambienti che si susseguivano in epoche relativamente ravvicinate (sempre su scala evolutiva). L’Homo sapiens invece seppe addattarsi a tutti i cambiamenti, e anzi il suo adattamento divenne la sua forza: ora era in grado di dominare e colonizzare l’ambiente circostante, viaggiando ed emigrando, nel corso di diversi millenni, in tutti i continenti. Nacquero aggregazioni sociali sempre più organizzate, che già almeno 40.000 anni fa, per esempio, producevano opere di pittura, musica e scultura di grande rilievo. A quell’epoca la Lessinia e la Valpolicella costituivano probabilmente una delle regioni più densamente popolate in Europa: al vecchio sito di Quinzano, che rimaneva abitato, si erano aggiunti altri piccoli centri e villaggi, tra cui quello della Grotta di Fumane (a “un tiro di schioppo” da Bussolengo) era uno dei più fiorenti, e oggi è considerato tra i siti preistorici più importanti in Europa! Ovviamente una tale densità abitativa portò con sé confronti sociali tra i villaggi e commercio. Insomma, il nostro territorio è stato, nel suo piccolo, una fertile culla di civiltà fin da epoche remotissime.

Poi avvenne la “rivoluzione neolitica”: la diffusione dell’agricoltura permise la nascita di innumerevoli culture regionali un po’ ovunque, che grazie ai commerci si trasferivano il sapere e le scoperte, anche a lunghe distanze. Fu come un effetto domino che accelerò in modo esponenziale il percorso dell’evoluzione umana. In alcune regioni si formarono società organizzate in modo tale da far nascere vere città, con i loro governanti, e poi veri e propri regni, come in Mesopotamia e in Antico Egitto.

Ma mentre il Vicino Oriente assisteva praticamente al nascere della storia umana, con l’uso della scrittura, guerre, conquiste, opere letterarie e costruzioni faraoniche come le Piramidi (faraoniche proprio nel senso letterale: edificate dai faraoni dell’Antico Egitto!), qui da noi, ancora intorno a 4000 anni fa, si era rimasti con i ritmi di vita della fase finale della preistoria, anche se alcune innovazioni, come l’uso di strumenti in bronzo, giunsero fin qui. Fu in questo periodo che venne a formarsi il villaggio di località Gatto.

Viaggiamo quindi nel tempo fino a esattamente 4000 anni fa: cioè nell’estate dell’anno 1989 avanti Cristo, quando il nostro villaggio, almeno secondo le ricostruzioni archeologiche, doveva esistere già da un paio di secoli.

A quel tempo tutto il territorio bussolenghese era cosparso di foreste, e sarebbe rimasto tale ancora per molti secoli a venire. Ci ritroviamo quindi in mezzo a una fitta foresta di latifoglie, proprio nel luogo dove oggi c’è il centro paese. Avanziamo un po’ a caso tra alberi, cespugli e rovi, senza avere una benché minima visuale di dove stiamo andando. Sui rami alti si sentono cinguettare diverse specie di uccelli, e ogni tanto si sente qualche rumore tra le frasche, non lontano: qualche animale che, al nostro avanzare, cerca rifugio. Speriamo solo di non imbatterci in qualche cinghiale.

Ma dopo pochi minuti, ci troviamo invece a tu per tu con un essere umano! Un cacciatore evidentemente, vestito di un indumento in pelle foderata, con calzari anch’essi in pelle, fissati con dei lacci. Ha un piccolo arco a tracolla, e alla cintura porta un’ascia e qualche altro strumento o arma. Anche lui sembra abbastanaza sbalordito, anche perché, nel nostro tentativo di vestirci in modo “preistorico”, indossiamo solo una specie di saio in tela grezza e calzature in cuoio grezzo ma ben cucito a macchina. Chissà che impressione gli faremo e chi si penserà di avere davanti. Dopo qualche minuto di imbarazzo e di tentativi di comunicare a gesti, deve rendersi conto che forse cerchiamo il villaggio, e con aria di forte disappunto, non riuscendo a capirci reciprocamente, ci fa cenno di seguirlo: dobbiamo avere interrotto la sua preziosa mattinata di caccia.

La nostra “guida” prosegue silenziosa e con passo svelto e sicuro, seguendo un sentiero che noi non sapremmo riconoscere. A un certo punto la foresta finisce, ma ci accorgiamo che è perché è stata disboscata: dobbiamo essere vicini. Il sentiero “invisibile” ora diventa poco a poco un viottolo e poi una stradina sempre più grande, che a un certo punto ne incrocia un’altra ancora più battuta: quest’ultima deve essere senz’altro una via percorsa dai commercianti, magari in direzione del Lago di Garda o della Valpolicella, zone densamente popolate all’epoca e luoghi di smistamento di diversi prodotti (come la selce dei Lessini, richiesta anche da regioni lontane fin da tempi antichissimi).

 

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