Consiglio deserto chiude l’anno

Un regio decreto del 1915 con la norma detta “dei quattro gatti” garantisce la discussione di un punto. Per Bassi problemi interni da risolvere in privato.

Sedievuotemagg

Consiglio ancora una volta in versione ridotta. Il luogo dove dovrebbe accendersi la discussione sulle importanti questioni della comunità bussolenghese, sta assumendo invece ultimamente gli aspetti malinconici e la dinamica decrescente dei quattro amici al bar di Gino Paoli. Per la prima volta viene applicato un regio decreto del 1915 per garantire lo svolgimento del Consiglio comunale con il numero minimo di quattro membri. Questa norma detta “dei quattro gatti” consente a un numero ridotto di prendere decisioni. L’articolo 127, al comma 1 del Regio Decreto del 4/2/1915 numero 148 prevede infatti che “i consigli comunali non possono deliberare se non interviene la metà dei consiglieri assegnati al comune; però, alla seconda convocazione che avrà luogo in altro giorno, le deliberazioni sono valide, purché intervengano almeno quattro membri”.

Grazie a questo “ritrovamento” burocratico i presenti al Consiglio, ovvero il sindaco, Silvia e Davide Mazzi, Rigo e Sona hanno potuto discutere il punto sui rifiuti e la Tia, la tariffa di igiene ambientale. Al termine di questo punto il sindaco Mazzi ha accettato di sciogliere il Consiglio ricordando però di assumersi la responsabilità della scelta di astenersi dalle sedute del Consiglio comunale. Ma nella selva di leggi e regolamenti burocratici spunta nella norma statale scritta nel testo unico degli enti locali, il comma 2 dell’articolo 38, datato 2000 e che stabilisce come “Il regolamento indica altresì il numero dei consiglieri necessario per la validità delle sedute, prevedendo chein ogni caso debba esservi la presenza di almeno un terzo dei consiglieri assegnati per legge all’ente, senza computare a tale fine il sindaco e il presidente della provincia”.

Tralasciando per un momento la questione burocratica, è innegabile la crisi interna della maggioranza confermata una volta di più da questo Consiglio svoltosi grazie a un regio decreto di quasi un secolo fa. Il capogruppo Andrea Bassi dichiara il giorno successivo al Consiglio che il tutto nasce da un problema che non si è voluto risolvere e che con il passare del tempo i problemi si sono accumulati. “Quindi invitiamo – continua Bassi – chi ha a disposizione tutti gli strumenti utili a risolvere i problemi ad usarli nel più breve tempo possibile: contribuirà, conseguentemente, a normalizzare la situazione.Quali sono i problemi interni non lo verremo certo a dire pubblicamente perché è buona regola lavare i panni sporchi in casa propria“.

Dall’altro lato anche il sindaco al termine di uno dei primi Consigli in versione ridotta, ha rinunciato a dichiarazioni e mantiene il massimo riserbo sulle problematiche interne. Difficilmente quindi i cittadini potranno venire a conoscenza dei motivi politici di questa crisi interna visto anche l’orientamento di non voler lavare i panni sporchi nell’Adige. Sarebbe tuttavia fondamentale che la maggioranza si trovasse e risolvesse questi nodi lavorando nella direzione di mantenere un’amministrazione unita in grado di svolgere le attività per le quali i cittadini hanno espresso il loro voto di fiducia elettorale.

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