Falda dell’ex piazzola a rischio

Nuovo parere di Arpav e Legambiente torna sull’ex piazzola. Albi “Non ci interessa fare il processo a Bussolengo ma la salvaguardia dell’ambiente”.

Da sinistra il presidente di Legambiente Lorenzo Albi e l'avvocato Luca Tirapelle - di IlBussolenghese.it - ©2012

Legambiente chiede un supplemento d’indagine sull’ex piazzola ecologica dopo la valutazione Arpav dello scorso gennaio. In questa recente valutazione dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e protezione Ambientale del Veneto, l’avvocato Luca Tirapelle e il presidente di Legambiente Lorenzo Albi, sottolineano come il riferimento della sentenza si fermi all’ottobre del 2006 e non prenda in considerazione la questione importante dello smaltimento dei rifiuti. “La sentenza in oggetto – si legge nel documento Arpav - può essere considerata in relazione ai fatti accaduti fino al 18 ottobre 2006 mentre in relazione ad abbandoni di rifiuti successivi a tale data il procedimento penale in oggetto e le sue conclusioni non risultano dirimenti”. Quindi situazione monitorata e sotto controllo fino all’ottobre del 2006 ma in seguito, come si desume da Legambiente, potrebbero essersi verificate delle procedure tali da poter mettere in pericolo la faglia sottostante. Tra queste, lo smantellamento dei manufatti, effettuato nel luglio del 2008. “Si osserva anzi che – secondo Arpav – sulla base degli accertamenti di parte (piano di caratterizzazione e indagine integrativa a firma del geologo Zulberti) e alla perizia tecnica redatta dal consulente del Pm vengono individuate chiaramente due aree oggetto di abbandono rifiuti non ricomprese nel programma di smaltimento inviato. Una prima area che presenta rifiuti da allontanare risulta essere quella in precedenza occupata dal depuratore che sulla base delle indagini citate è stata oggetto di riempimento con materiale di riporto e riporto misto a rifiuti […] In sostanza il sondaggio ha evidenziato la presenza di stabilizzato per cui né la ditta incaricata dei lavori di demolizione dell’ex depuratore (Givani srl) né il Comune hanno prodotto documentazione attestante l’origine e il trasporto sull’area del materiale utilizzato (ad esempio un documento di trasporto)”.

Le indagini portate avanti da Zulberti, geologo incaricato dal Comune, rilevano tramite carotaggi nella primavera del 2010 “la presenza di terreno di riporto misto a rifiuti (plastica, ferro, laterizi)”. Arpav definisce quindi il materiale utilizzato per il riempimento dell’area di scavo dell’ex depuratore come rifiuto abbandonato, nella dimensione di almeno 1200 metri cubi, vale a dire circa sessanta camion.

Albi e Tirapelle sottolineano come la zona di ricarico della falda acquifera sia vicina a questo terreno e quindi il rischio di inquinamento che si corre, è molto alto. “A noi non interessa fare un processo a Bussolengo – ci tengono a precisare sia il presidente Albi sia l’avvocato Tirapelle – ma salvaguardare l’ambiente”.

Tirapelle ricorda poi come il Pm Valeria Ardito abbia fatto riferimento nel decreto di restituzione a questi nuovi sviluppi che avrebbero potuto portare il processo a esiti diversi. “Il pubblico ministero nell’ambito di questi provvedimenti – commenta Tirapelle – dice che le risultanze derivate dalla consulenza tecnica avrebbero avuto, se portate a conoscenza del Tribunale di Verona nel processo conclusosi con l’assoluzione del tecnico di Bussolengo, la possibilità di condurre il processo a un esito diverso”.

All’inizio di quest’anno i carabinieri su ordine del Pm Ardito hanno tolto i sigilli all’area dell’ex piazzola ecologica messa sotto sequestro nel gennaio del 2011 ma il terreno resta al momento invenduto. Se sarà necessaria una bonifica si parla di una cifra non irrilevante e solo in quel momento il terreno potrà essere messo in vendita e il Comune incassare dei fondi. Ma fino a che non si chiariranno definitivamente i contorni di questa vicenda, resterà un bene del Comune invenduto che blocca, con il suo mancato introito nelle casse, la realizzazione di altri progetti.

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