Presentato il libro sulla Banda

Grazie agli uffici comunali, si pubblica qui l’introduzione della dottoressa Alessandra Perina e la presentazione del sindaco del lavoro dedicato alla storia della Banda.

libro banda

Presentazione del sindaco

Dopo la pubblicazione del volume “Bussolengo, Immagini di storia”, siamo felici di poter salutare l’uscita del primo libro sul nostro Corpo Bandistico, opera prima di una delle componenti, Alessandra Perina.
Vari sono i motivi che ci inducono a presentare con giustificata soddisfazione quest’opera: in primo luogo perché essa si aggiunge al già nutrito gruppo di libri che hanno indagato la storia del nostro Paese, gettando luce su aspetti culturali che altrimenti sarebbero rimasti nell’ombra. In secondo luogo perché la Banda musicale ha sempre scandito i momenti più salienti della vita culturale di Bussolengo: salvo nei periodi bellici, il sottofondo musicale non ha mai smesso di echeggiare nelle vie del paese. La musica per le vie non a caso è il titolo che la Dottoressa Perina ha scelto per il suo libro, cogliendo così appieno l’attività che per anni è stata esclusiva della Banda, ossia la sua presenza sul territorio, diffondendo così fra le masse popolari la nobile arte musicale. Il libro può considerarsi idealmente rivolto a tutti gli abitanti di Bussolengo i quali, attraverso il recupero della propria memoria storica, possono acquisire un senso più compiuto della loro esistenza in rapporto ai luoghi e alle persone che hanno contribuito a scandirne le tappe.
Un sentito grazie alla Dottoressa Perina per aver indagato con meticolosa attenzione il passato della Banda e a Ferdinando Montresor, archivista del Comune di Bussolengo, per la preziosa collaborazione necessaria alla realizzazione di quest’opera.

 

Introduzione di Alessandra Perina

La scelta di indagare il passato lontano e la storia recente fino al Secondo Dopoguerra del Corpo bandistico “Città di Bussolengo” nasce da molteplici ragioni, la prima delle quali è puramente personale. In primo luogo essa è la diretta manifestazione della mia passione per la musica. Ho iniziato a suonare quasi per caso, a dodici anni, grazie alla testardaggine di mio padre che, a quarant’anni suonati, aveva deciso di avvicinarsi alla musica intraprendendo lo studio del corno. Non pago di questa sua decisione, coinvolse sia me sia mio fratello. Prima di allora nessuno della mia famiglia aveva mostrato particolare interesse per l’arte musicale. Esistendo in seno alla Banda una scuola civica musicale decise quindi di iscriverci: l’avventura, per quanto riguarda me e mio padre, continua.

Ma c’è anche una volontà di riscatto che sorregge questo libro: ritengo che il valore di educazione non solo musicale, ma anche civile e morale rappresentato da un’associazione di questo tipo, vale a dire senza scopo di lucro e che si riunisce per una passione comune, debba essere valorizzato. È ancora molto diffusa la convinzione che far parte di una “banda” sia degradante per un musicista che voglia fregiarsi di tal titolo, quasi da non poter essere ritenuto un musicista serio. Nell’immaginario collettivo la “banda” è quella formazione sgangherata che sfila per le vie del paese in occasioni particolari, come il Carnevale o le processioni religiose. Quante volte mi sono ritrovata interlocutori sorpresi del fatto che la banda potesse anche suonare seduta, che potesse cioè dar luogo a dei concerti!

Se la presenza per le vie del paese è un aspetto sicuramente non secondario della sua attività, esso non è l’unico: progressivamente la formazione bandistica si affrancherà dai vecchi schemi di fine Ottocento e inizio Novecento che la volevano presente in piazza solo come corollario di altre manifestazioni, funzionando da elemento decorativo in modo da poter aggiungere un surplus alla festa principale. Una banda ora è in grado di esistere “autonomamente”, di funzionare cioè senza essere inevitabilmente messa in rapporto con altri avvenimenti. In taluni casi essa è composta anche da musicisti professionisti che eseguono un repertorio originale e non più solo trascrizioni, che invece l’hanno fatta da padrone per secoli (il quotidiano «L’Arena» registra puntualmente i programmi musicali eseguiti dalla Banda Civica di Verona nei quali, oltre alle caratteristiche Marce, abbondano trascrizioni di pezzi operisti o ouverture). La questione del repertorio è un altro aspetto importante del progresso artistico della banda. Se fino a metà Novecento la letteratura bandistica era essenzialmente composta da trascrizioni di brani operistici, da circa una trentina d’anni stiamo assistendo ad un’inversione di tendenza: molti brani sono appositamente composti e scritti per una formazione profondamente diversa dall’orchestra, con l’enorme vantaggio di poter mettere in luce le caratteristiche tecniche e sonore che sono proprie di una compagine che annovera fra le sue fila solo la sezione fiati e percussioni (anche se negli organici più numerosi possiamo trovare contrabbassi, arpa e persino violoncelli). Non affronterò qui il lungo e dibattuto argomento circa la legittimità delle trascrizioni o la superiorità di un brano originale, ma tale accenno mi serve per informare della scelta, operata dall’attuale maestro, Professor Luciano Brutti, di inserire in repertorio musica originale per banda (solo per citare alcuni nomi, Jan van der Roost, Alfred Reed, Jacob de Haan e Philip Sparke).

Il presente lavoro nasce come tesi di laurea del corso di Lettere Moderne presso l’Università di Verona e prende forma anche grazie alla constatazione che, a differenza di numerose altre compagini musicali presenti nel territorio veronese che possono vantare una pubblicazione che le riguardi, la Banda di Bussolengo, nonostante la sua lunga esistenza (quest’anno festeggia il centosessantesimo anniversario dalla fondazione), non fosse stata al centro di un’opera che la riguardasse e che ne facesse l’oggetto esclusivo della trattazione. Ho volutamente deciso di non iniziare il mio lavoro proponendo un inquadramento né generale sull’argomento delle Società filarmoniche né storico perché a tal proposito esistono lavori di ottima fattura in circolazione, dei quali mi servirò, e ai quali, laddove necessario, mi riferirò nel corso della trattazione.

Oggetto del mio lavoro, quindi, sarà la realtà bandistica di Bussolengo, paese le cui prime testimonianze di insediamento risalgono all’epoca preromana. Non premetterò un inquadramento storico-culturale del paese, esistendo in tal senso un ottimo volume, uscito nel 2003, che ne ha indagato, grazie al contributo di numerosi studiosi, gli aspetti storici, culturali e religiosi. Il presente lavoro è frutto sia di ricerche condotte all’interno di archivi storici, in primis quello di Bussolengo e marginalmente quello di Stato di Verona, sia di consultazione di vecchissimi numeri del quotidiano «L’Arena», conservati presso la Biblioteca Civica di Verona. La maggior parte dei documenti trovati, sia d’archivio che di consultazione, è inedita: se si eccettua per l’atto di fondazione, il Registro delle Società politiche del territorio e la corrispondenza della Banda negli anni del fascismo (anni 1928-1931 e ancora 1935-1941), tutto ciò che ho trovato e consultato, per quanto mi è dato sapere, non è stato oggetto di nessuna ricerca storica, così come di nessun tentativo di decifrazione.

Il lavoro di ricerca presso l’Archivio Storico del Comune di Bussolengo è durato circa nove mesi (da maggio 2011 a febbraio 2012) ed è stato condotto parallelamente a quello presso l’Archivio di Stato di Verona. L’Archivio di Bussolengo, riordinato fra il 1997 e il 2002, aveva in inventario solo pochi fascicoli con oggetto “Corpo Bandistico”, e precisamente la busta numero 81, anno 1852, la numero 423, anni 1928-1930 e la numero 485, anni 1935-1941. Ritenendo improbabile la mancanza di ulteriore documentazione sul “Corpo Bandistico”, ho chiesto aiuto all’archivista del Comune di Bussolengo, Ferdinando Montresor, al fine di poter eseguire una ricerca che fosse la più accurata possibile.

Il progetto cui intendevo dar corpo era ambizioso: infatti l’archivista, bonariamente, ma con cognizione di causa, mi ha messo subito in guardia avvertendomi che avrei dovuto spendere parecchio tempo per poter consultare le circa settecentocinquanta buste presenti e i vari Registri delle Delibere della Giunta Municipale. Ma grazie al suo aiuto e alla disponibilità del Comune stesso, che mi ha consentito di muovermi liberamente all’interno dell’Archivio, ho portato pazientemente a termine questo lavoro di ricerca. La mia tenacia e perseveranza, infatti, sono state premiate: c’era tantissimo materiale che aspettava di essere riportato alla luce! Ho potuto così scoprire l’occasione della prima prova pubblica, il nome dei contribuenti, persino il primo Regolamento disciplinare della Banda.

Ultima in ordine di comparizione, ma solo perché inserita alla fine del lavoro di ricerca a coronamento dell’itinerario che ho voluto delineare, è la memoria storica di alcune colonne portanti della banda, suonatori che hanno raggiunto le cinquanta primavere in musica e che, in un racconto corale, hanno ricordato gli episodi più significativi che hanno permesso alla Banda di rimettersi in sesto, negli anni Cinquanta, e di dar corso all’avventura musicale e umana che ancora dura. Il mio obiettivo, quindi, è regalare al Corpo Bandistico di Bussolengo un omaggio per la sua lunga esistenza, che cercherò di ricostruire dalle origini fino agli anni Cinquanta del Novecento, con un breve excursus nei tempi moderni. La scelta di terminare la trattazione subito dopo il secondo dopoguerra è stata dettata dalla mia volontà di fare luce sul passato più remoto del complesso, quello meno conosciuto perché meno indagato e soprattutto meno testimoniato.

Le tenebre di quel passato iniziavano a diradarsi a partire proprio dagli anni Cinquanta perché vissuti in prima persona da alcuni attuali musicisti, allora bambini, che volentieri si sono prestati a narrarmi i loro ricordi, ancora vividi e ben impressi nella loro memoria. Non ho la presunzione di affermare d’essere stata la prima ad essersi occupata della Banda di Bussolengo; prima di me ne ha scritto il professor Pennacchioni all’interno del sopraccitato Bussolengo, Immagini di storia e Padre Vittorio Panizzoli, frate redentorista di Bussolengo, in “Cronache e divagazioni bussolenghesi” all’interno del “Bollettino del Perpetuo Soccorso”, opuscolo mensile del Santuario dei Padri Redentoristi. Però nessun lavoro organico che ne ripercorresse le tappe fin dalle origini aveva visto la luce.

Dalla documentazione trovata la Banda ad un certo punto sembra sparire, quanto meno dai vari resoconti fatti dalla Deputazione in occasione dei festeggiamenti per l’onomastico dell’Imperatore: dal 1855 fino al 1890 la sua presenza non è più registrata. In questo intervallo ho però cercato di colmare il suo vuoto soffermandomi su avvenimenti comunque di natura musicale o, per così dire, comunitari, che riguardassero cioè un gran numero di persone: conseguenza di ciò sarà la registrazione dei vari festeggiamenti per gli onomastici, i compleanni e le nascite dei sovrani regnanti, la descrizione di come veniva addobbato il paese per l’occasione, l’attenzione verso alcuni avvenimenti di cronaca importanti. Il Paese godeva di piacevoli intrattenimenti musicali, come quello del 9 febbraio 1889 quando ebbe luogo un concerto musicale istituito dalla Società di Mutuo Soccorso per i poveri del paese, o, compiendo un salto di cinquant’anni circa, quando nel 1942 sarebbe avvenuta l’inaugurazione del nuovo organo elettrico.

Le fonti più antiche non forniscono informazioni sulla struttura organizzativa: non è mai detto se la Banda aveva una sede, eccezion fatta per il documento che ne sancisce ufficialmente la nascita, da chi era finanziata, se erano gli stessi suonatori a contribuire, non viene fatta menzione, neppure sporadica, sui brani eseguiti. Perciò mi sono permessa di fare delle supposizioni, mediante il confronto con la realtà di altre bande, per lo più veronesi, ma anche considerando, di volta in volta, il periodo storico nel quale la Banda operava, sfondo da non sottovalutare perché in alcuni casi influì pesantemente sulla sua esistenza, o sulla sua organizzazione.

Lo confesso, alcune volte mi sono trovata di fronte a notizie discordanti, ad avvenimenti narrati in modi diversi, a nomi riportati in maniera diversa: in queste occasioni non ho voluto fornire a tutti i costi una risposta univoca e certa, ma ho registrato la situazione nella maniera più fedele possibile, nella convinzione che un documento del passato non debba essere alterato o rettificato, pena la degradazione della stessa storia a “lavagna” su cui scrivere o correggere a proprio piacimento. Alcune domande non riceveranno pertanto risposta, nella speranza che qualcuno possa raccogliere i (spero non pochi) frutti di questo mio lavoro, e magari integrarne o emendarne alcune parti.

Mi sono accorta che, durante il presente lavoro, la vastità, ma soprattutto il fascino dell’argomento ha solleticato tanto la mia ricerca da farmi correre il rischio di perdere di vista la meta finale, ossia la ricostruzione storica di un’antica istituzione musicale: man mano che mi addentravo e mi destreggiavo nei meandri degli Archivi e ne comprendevo il funzionamento cresceva anche la voglia di consultare più materiale possibile. Ovviamente questo avrebbe significato protrarre il presente lavoro per un tempo quasi infinito: ho dovuto ad un certo punto decidere di delimitare il perimetro delle ricerche, concentrandomi su quei luoghi che ho reputato fossero più in linea con il taglio che ho dato alla ricostruzione.

 

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