Bussolengo si dà alla filosofia

Intervista al dottor Alberto Romele che dopo anni di aule accademiche e dottorati finalmente sale in cattedra al suo paese per un interessante corso di filosofia per tutti.

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Alberto, come è nata questa pazza idea? L’università popolare di Bussolengo mi ha fatto questa proposta e io l’ho accolta come una scommessa: la filosofia non è poi così ostica come la ricorda forse qualche studente, è anche interessante e perfino divertente. Direi che l’idea non è pazza: dipende dallo spirito con cui si affronta la storia del pensiero, perché questa è proprio un’autentica avventura.

Avete intenzione di continuare il corso i prossimi anni? Se il numero delle iscrizioni promuoverà questa iniziativa completeremo il percorso in tre anni, rispettivamente dedicati all’antichità, al pensiero medievale e moderno e al pensiero contemporaneo.

La storia del pensiero come può essere insieme divertente e istruttiva? Ogni autore sarà introdotto quando possibile con simpatici cenni biografici e analizzato secondo due aspetti. In primo luogo quello che i filosofi chiamano ontologico ed epistemologico, che riguarda cioè l’essere del mondo e il rapporto dell’uomo con esso. In secondo luogo l’aspetto etico e politico, che riguarda l’essere dell’uomo con gli altri nel pubblico e nel privato. In conclusione ad ogni autore si cercheranno delle applicazioni attuali di certe sue idee, per allenare gli ascoltatori a fare della storia della filosofia una “cassetta degli attrezzi” sempre pronta all’uso.

Ma che spazio ha la filosofia nella nostra epoca tecnologica? Ciò che sorprende spesso uno studente di storia della filosofia è che uomini vissuti ben prima dell’era digitale, della televisione e persino dell’elettricità abbiano detto qualche cosa che sembra utile e sensato ai nostri giorni. Imparare la storia della filosofia significa non solamente sorprendersi dello sforzo costante che l’uomo ha intrapreso per rendere conto di se stesso, del suo rapporto con il mondo e con gli altri. Significa soprattutto appropriarsi di strumenti razionali che permettano una visione critica sugli eventi attuali.

Visione critica: qualche esempio concreto per i non filosofi? Eccone alcuni per esempio. Riflettere sul terremoto dell’Emilia senza cadere in quella che nel XVIII secolo venne chiamata da Leibniz – non quello dei biscotti al cioccolato – «teodicea», la difesa e la giustificazione a tutti i costi della bontà di Dio anche davanti a simili eventi. Sapere perché dire «abbiamo perso le elezioni» e «abbiamo non vinto le elezioni» sono per la logica di Aristotele la stessa cosa. Chiedersi se al fondo della crisi economica non ci sia un’immagine dell’uomo egoista e «lupo per gli altri uomini» come quella che sviluppò Machiavelli o il filosofo inglese Thomas Hobbes. Notare in quale misura i regali di Berlusconi siano diversi dai doni senza attesa di ritorno di cui parlava Seneca e che praticava Socrate. Rammaricarsi di quanto l’utopia platonica di un buon governo della città sia poco realizzata nelle nostre amministrazioni comunali…

Lo scopo del corso? Lo scopo di questo corso è dunque quello di dare un materiale che permetta poi all’ascoltatore, attraverso il confronto con i più grandi pensatori del passato, di “fare” filosofia con gli amici e in famiglia, leggendo un giornale o sentendo le dichiarazioni di un uomo pubblico.

Ma infine, la filosofia, a che cosa serve? Direi che la filosofia non serve a fare niente. Attenzione, ho detto fare. La filosofia è uno spazio immaginativo, in cui le idee, anche le più estreme, possono essere messe in gioco, possono, per così dire, farsi la guerra. Gli unici vincitori, poi, siamo noi, che con esse riconfiguriamo il nostro rapporto, con noi stessi, con gli altri, con il mondo… Una palestra di vita dunque, dove la vita, con il suo fare spesso privo di scopi, viene messa per un attimo in sospeso. In questo senso, la filosofia è un bene di lusso, come sono un lusso le biblioteche in cui il brusio del mondo è per un po’ sospeso nel silenzio.

 

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