L’ospedale Orlandi e i tagli

Il polo a due gambe tra Bussolengo e Villafranca al centro della discussione. Secondo Bonfante c’è un disegno politico che accentra le strutture ospedaliere in città. 

Incontro_Pd_Orlandi

L’accentramento sulla città delle risorse ospedaliere e la spinta per realizzare delle schede territoriali. Questi sono due dei punti che premono di più Franco Bonfante, consigliere regionale del Pd, chiamato assieme a Roberto Mora, presidente dell’Ordine dei medici di Verona e Sonia Todesco, della segreteria Cgil, da Stefano Ceschi, ex consigliere comunale di opposizione per fare il punto sulla situazione attuale dell’ospedale Orlandi in relazione al progetto di polo a due gambe che dovrebbe costituire assieme all’ospedale di Villafranca.

“In Regione noi del Pd siamo all’opposizione – illustra Bonfante – e abbiamo voluto inserire delle schede territoriali nella progettazione sanitaria. In queste schede le amministrazioni dovranno andare a scrivere cosa tagliano, che tipo di intervento e soprattutto cosa andrà a esserci al posto del reparto, o servizio, che si va a tagliare. Da 25 apicalità, ovvero primari, si è passati a 12 tra Bussolengo e Villafranca. Si va a risparmiare tagliando sulle professionalità impiegate con dei tagli lineari che riducono la qualità ma non toccano gli sprechi. Le schede territoriali non vengono redatte perché altrimenti sarebbero costretti a dire la verità sulle intenzioni”.

Questa progettualità in ambito sanitario, secondo Bonfante, porta all’accentramento dei servizi ospedalieri in città sotto un preciso disegno politico regionale. “Gli investimenti nel veronese sono di circa dieci milioni – precisa Bonfante – e sono andati per Borgo Trento e Borgo Roma mentre per gli altri poli non sono stati investiti fondi. Questo ha un preciso significato politico che porta al gigantismo di Borgo Trento, una struttura con trenta sale operatorie, messo in crisi da Negrar e che ha bisogno della desertificazione di strutture ospedaliere attorno a sé”. Un ragionamento poi sulla situazione attuale porta Bonfante a esprimersi su crescita e costi medi. “Dal 2005 al 2011 siamo cresciuti del 15 per cento, il che non è molto in media col tasso di inflazione e in linea con l’obsolescenza delle strutture. In Italia poi non si spende molto rispetto alla media europea sui costi ospedalieri; siamo sui 1850 euro per abitante contro i 2000 della media Ocse. O si riducono quindi gli sprechi o la sanità”. Indicata quindi come via d’uscita una battaglia sulla qualità: un numero di primari adeguato, risparmi sulle Ulss e sul numero dei dirigenti, una sana competizione tra sanità pubblica e privata. Lo stesso Mora, presidente dell’Ordine dei medici di Verona, ha precisato sulla questione pubblico-privato. “Se due ospedali devono scegliere un primario – esemplifica Mora – il privato si chiederà chi è il migliore mentre il pubblico si chiederà che tessera ha in tasca. I politici stanno tagliando e continuano a dire di “non preoccuparsi”: accettiamo quello che dicono però i ticket sono sempre più stringenti, la nostra sanità è a livelli di sofferenza allarmanti, la categoria sta vivendo un disagio e i medici continuano a metterci la faccia”.

Quali modi quindi hanno a disposizione i cittadini per farsi sentire se sono contrari a questa situazione? “Tramite il voto è la risposta più semplice – ribatte Bonfante – oltre a raccolte firme e manifestazioni. Se la proposta è forte sarà fondamentale affinché i cittadini possano far valere le loro ragioni”.

 

 

 

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