L’università popolare apre al Male

Nuovo corso di filosofia che prenderà in considerazione con il dottore di ricerca presso l’Università di Verona, Alberto Romele, il tema del male.

Darth Vader

Dopo un corso di filosofia facile nel primo semestre, l’Università popolare di Bussolengo proporrà un ciclo di cinque incontri filosofici dedicati al tema del male. Il medesimo corso si terrà il martedì sera, a partire dal 16 Aprile, dalle 20.30 alle 22 presso l’ex asilo Danese e il giovedì pomeriggio, dal 18 Aprile, dalle 15.30 alle 17, presso la sala civica della biblioteca comunale. Insegnante sarà ancora una volta Alberto Romele, dottore di ricerca presso l’Università di Verona. «Quando proposi ad Alberto di tenere un corso di filosofia per la nostra Università popolare», ci dice il coordinatore Luigi Torresendi, «ci sembrava una sfida impossibile. Nessuno aveva mai insegnato filosofia su questo territorio e, forse con un certo pregiudizio, si pensava che i bussolenghesi fossero più dediti al lavoro manuale che al pensiero». I fatti hanno dimostrato al contrario un grande interesse per questa strana materia, dato che, dopo una sola lezione del corso del martedì a cui già erano iscritte una quarantina di persone, è stato necessario avviarne una replica il giovedì pomeriggio, con altrettanti iscritti.

Per Alberto Romele «in realtà è stato più facile del previsto, e sinceramente credo che il merito vada più alla disciplina che a me. In molti dei miei “studenti” ho visto nascere la stessa curiosità, la stessa meraviglia davanti a questi mondi di pensiero che nacque in me studente di liceo. Durante le lezioni si percepivano le reazioni più diverse, dall’interessamento, alla meraviglia fino alla semplice perplessità. Devo dire di essere stato continuamente stimolato dalle domande dei partecipanti, che si sono dimostrati capaci di stare al gioco». «Parlo di gioco», aggiunge, «perché la filosofia è divertente, nel senso che è una grande palestra di pensiero in cui si può osare. Credo che i miei “studenti” lo abbiano capito». Ma se la filosofia è tanto divertente, perché trattare il tema del male? «Intendiamoci», dice l’insegnante, «ci si può divertire anche con gli argomenti più seri. L’idea di fare un secondo corso e di dedicarlo alla questione del male viene proprio dai partecipanti al corso invernale. Da parte mia, non sono un vero specialista dell’argomento, ma è stata un’amica, invitandomi a tenere un paio di lezioni a Parigi, a farmici personalmente interessare».

Sì ma non ha ancora risposto alla domanda, perché il male? «Beh, è semplice, perché credo che l’argomento coniughi un rigoroso approccio storico-filosofico a un forte coinvolgimento personale. Insomma, quale filosofo non ha più o meno direttamente affrontato il problema del male? E chi di noi non ha mai sofferto, sia per il male fatto che per il male subito? Non è forse il male qualche cosa che ci precede, nel senso di qualche cosa che si trova sempre già oltre le nostre capacità? Certo avrei potuto parlare della felicità, che va più di moda. Ma non credo che si possa davvero essere felici se non si sia prima cercata consolazione al male. Ora, credo che un buon esercizio di pensiero sul male possa essere appunto, se non una soluzione al problema, almeno una buona consolazione». Per quanto riguarda i temi e gli autori affrontati «non c’è ancora un programma definitivo. Di certo non si potranno escludere i temi del peccato, della finitudine, della colpa e della sofferenza così come non si potranno trascurare autori classici quali Schelling o contemporanei come Paul Ricœur. Rispetto al corso precedente saranno proposte anche alcune letture e sarà richiesta una partecipazione ancora maggiore. Anche se non credo ci sarà bisogno di richiederla! Inoltre, si pensa a un incontro in dialogo con un teologo, visto che l’argomento tocca anche la religione».

Per Luigi Torresendi «se la prima sfida è stata vinta, si tratta ora di confermare l’amore dei bussolenghesi – e non solo – per la filosofia». «Mi piacerebbe molto», aggiunge il coordinatore dell’Università, «se l’iniziativa trovasse risposta anche in altre fasce della popolazione. Questo insegnamento non è rivolto solamente alla “seconda” o alla “terza” età ma è un’occasione di formazione libera e praticamente gratuita, oltre che di livello, per tutti. Mi piacerebbe fare un giorno di Bussolengo il centro di un insegnamento popolare della filosofia per tutto il territorio veronese. In fondo, è quello che ha capito Michel Onfray, che per quanto criticato dai filosofi “di professione” – ma poi qual è la professione di un filosofo, solo il liceo, solo l’Università? Riduttivo… – ha avuto il merito di creare qualche cosa come l’Università popolare di Caen». Di che cosa si tratta? «È un’istituzione di libero insegnamento per la quale non è richiesta alcuna formazione specifica e che attualmente è del tutto gratuita. Come il Collège de France, non rilascia nemmeno un attestato, ma a differenza di questo è pensata non solo per gli intellettuali, bensì per chiunque. I corsi, tenuti da ricercatori e professori universitari, vanno dall’economia all’architettura fino, appunto, alla filosofia». «Tra l’altro», ci dice Torresendi, «le università italiane, nel nostro caso quella di Verona, sono piene di giovani ricercatori, brillanti ma inutilizzati o sotto-utilizzati per mancanza di fondi. Basterebbe offrire loro il compenso che noi già diamo ai nostri collaboratori per organizzare corsi di grande pregio, oltre che per sostenerli nel difficile percorso che hanno scelto. La cosiddetta “formazione per adulti” è un’opportunità che già sfruttano molte delle migliori università al mondo, come è il caso di Harvard. Perché non farne anche qui un’opportunità per tutti, tanto per giovani insegnanti preparati quanto per “studenti” che, come nel caso di Bussolengo, hanno dimostrato di avere voglia di una formazione che per qualche motivo non hanno potuto avere prima? Perché non raccogliere il bisogno di conoscenza e riflessione che porta molte persone a spendere oggi centinaia di euro in corsi di pseudo-filosofia new age?»

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