Come uscire dalla crisi?

L’incontro “Battaglia per l’UE” organizzato dal circolo “Diritti e Ambiente” ha ospitato il giovane Davide Gabella che ha parlato sulla crisi attuale internazionale.

Antonio Brescia_Davide Gabella

Tre interrogativi sulla crisi attuale e un giovane, Davide Gabella, che ha portato le sue risposte dopo un’esperienza a Bruxelles. Questo era al centro dell’incontro dal titolo “Battaglia per l’UE” che si è tenuto venerdì 15 marzo presso il circolo anziani all’ex asilo Danese e organizzato dal circolo Diritti e Ambiente coordinato da Antonio Brescia. L’ex Idv Brescia ha presentato l’attività di quello che prima era nato come circolo politico e che in seguito si è trasformato in un gruppo tematico dove sono stati affrontati di volta in volta diverse tematiche: il Piano degli interventi di Verona, il territorio, la discarica di Ca’ Filissine, la finanza, la legalità e tematiche culturali.

Nel corso della serata Davide Gabella, grazie anche a un periodo di soggiorno all’estero che gli ha permesso di approfondire la conoscenza della Comunità europea a Bruxelles, ha risposto a tre interrogativi. Questa crisi era prevedibile? Com’è nata? Quali sono le possibili soluzioni per uscirne? Alla prima domanda Gabella cita il pensiero del premio Nobel Robert Mundell, uno dei creatori dell’euro, e ammette che una crisi del genere era prevedibile in quanto “la moneta unica può essere un guadagno per pochi e un disastro per gli altri”. Esempi di crisi simili a questa sono la crisi della sterlina nel 1921, la crisi messicana del 1980, la crisi cilena del 1982, quella argentina del 1999 e la crisi della sterlina e della lira nel 1992. In tutte queste crisi si sono verificati quattro meccanismi comuni: un aggancio valutario tra due monete, ad esempio il pesos che si aggancia al dollaro, un cambio fisso rigido e un forte indebitamento estero che ha provocato una turbolenza economica sul mercato.

Sul secondo interrogativo in merito alle modalità di sviluppo della crisi, Gabella riporta la teoria del centro e della periferia, andando a sottolineare come il paese al centro fosse la Germania che si va a contrapporre a Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Slovenia, Cipro e Francia, stati alla periferia che risentono in maniera negativa del passaggio alla moneta unica.

Quali sono quindi le soluzioni possibili per uscire dalla crisi? Gabella ne indica tre. Una prima proposta, già in atto con risultati negativi e instabili e causa di tensioni, prevede una politica di austerità, tagli ai sindacati, tagli ai salari per poi tornare competitivi. Una seconda soluzione riflette sull’inserimento di una seconda moneta flessibile a fianco dell’euro mentre la terza soluzione mira a un’uscita controllata dall’euro, al rinegoziamento del debito estero, ad evitare i tagli e piuttosto a puntare verso una spesa pubblica più produttiva, con più incentivi alla scuola pubblica, la creazione di un mondo del lavoro meno flessibile possibile e a una banca pubblica in mano allo Stato.

3 Commenti

  1. Bella e professionale discussione, Bravo Adriano per la domanda, e interessante la risposta di Davide. Complimenti.

  2. L'apparato statale italiano costa 800 miliardi di euro l'anno quello tedesco 530; le due cifre parlano da sole. L'italia è il paese delle chiacchiere, la Germania dei fatti. Non è giusto che il Veneto paghi per colpe che non ha. L'italia non uscirà mai dalla sua crisi, così come la francia, spagna,portogallo e grecia.

    • Sono il ragazzo citato nell'articolo e la ringrazio del suo intervento. Quello che sottolinea è un problema certamente d'aggiustare e che pervade il sistema italiano da anni, ma non è per quello che siamo in crisi. I paesi da lei citati hanno avuto un accumulo di debito privato e debito estero, voglio solo ricordare che Portogallo Spagna e Irlanda sono entrati prima nella crisi e avevano debiti pubblici miseri, ma debiti esteri e privati alle stelle. Se vogliamo addirittura essere più pignoli con i dati, nel periodo prima della crisi tutti i paesi europei hanno avuto un abbassamento dei vari debiti pubblici, o stazionari nel caso della piccola Grecia. Dobbiamo accettare che l'euro con il sistema di cambi rigidi ha provocato nei paesi più arretrati economicamente un forte afflusso di capitali esteri, portando i paesi periferici a indebitarsi troppo nei confronti del centro. Riguardo l'Italia, voglio solo ricordare che prima nell'entrata nell'euro eravamo i primo paese al mondo per risparmio privato e una delle prime potenze industriali economiche mondiali, seconda in Europa dietro la Germania. Riguardo alla Germania, troppo bene si parla di questo paese, dei stipendi super pagati ecc, ma sta di fatto che non è cosi rosea la loro situazione, un quarto dei lavoratori tedeschi a contratti precari, i cosi detti mini-jobs fatti nel 2004 dall'allora cancelliere Schroeder comprendono un quarto dei avoratori tedeschi, e loro a differenza nostra hanno ancora una banca pubblica, che si mangia parte del loro debito pubblico, che secondo molti studi sarebbe più alto di quello che è senza questa banca, andando contro ai trattati Europei del 1992. La crisi non finirà, almeno che non accettiamo di aggravare la nostra situazione e di rendere sempre più precario il mercato del lavoro per tornare competitivi, come ha fatto la Germania, o anche la Cina, oppure uscire dalla moneta unica, unica ( mio parere) soluzione al reale problema attuale. Distinti Saluti.

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