E la cultura?

Appello a tutte le liste candidate alle comunali: in tempi di crisi economica è sacrosanto dare priorità al tema del lavoro, ma se una società abbandona la cura dell’anima, cioè la cultura, la crisi diventerà totale.

Piazza XXVI aprile

“Con la cultura non si mangia”, diceva pochi anni fa un ex vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Economia. Questa frase è già stata smentita, oltre che dallo stesso interessato, anche da diversi studi documentati. Che hanno dimostrato come in tutto il mondo la cultura è in realtà il motore dello sviluppo. E dovrebbe esserlo soprattutto in un Paese come l’Italia, che potrebbe rilanciare l’economia e l’occupazione anche soltanto con una doverosa politica di promozione e cura dei propri beni culturali, turistici, gastronomici e artigianali (unici al mondo per quantità e qualità), politica oggi sostanzialmente assente.

Quando si parla di cultura, non intendiamo soltanto libri o concerti. In realtà, la cultura è tutto il bagaglio del sapere e del fare che ci hanno trasmesso i nostri antenati e che noi continuiamo a portare avanti. Anche il patrimonio vitivinicolo che possediamo in Valpolicella è nostra cultura. Lo sono anche le tantissime imprese artigiane che tra mille difficoltà cercano di continuare a fare prodotti che contribuiscono alla nostra qualità di vita (il tanto invidiato Italian lifestyle). E poi la qualità di vita include ovviamente la cura dell’anima: svaghi, concerti, letture, e chi più ne ha più ne metta, tutte cose che dovrebbero integrarsi con le altre attività di un uomo. Che vita sarebbe una vita fatta solo di lavoro e basta?

Perciò non può essere visto con indifferenza il blocco dei lavori al nuovo teatro comunale, rimasto a metà per mancanza di fondi. Che ne sarà adesso dello scheletro di cemento rimasto incompiuto? E perché la nuova bibliotecaè stata costruita con caratteristiche di classe energetica D? Per risparmiare nella costruzione non si rischia di rimetterci economicamente, con il consumo energetico, nel giro di pochi anni? Era troppo pretendere una visione un pochino più lungimirante, per il benessere non del portafogli di un’amministrazione comunale, ma della cittadinanza nel suo insieme negli anni a venire?

Ci rendiamo conto che le risorse gestibili dai Comuni sono state ridotte drasticamente con le ultime manovre finanziarie. Questo però dovrebbe essere da sprone per la prossima Giunta comunale, di qualunque colore sia, per cambiare approccio nell’ideare luoghi ed eventi culturali. Per esempio, per avere un teatro stabile comunale, in mancanza di fondi, non è necessario costruirlo ex novo: può essere ricavato da uno stabile già esistente, ristrutturandolo a dovere dove necessario, o anche allestendo stabilmente una location all’aperto in estate.

Sarebbe positivo anche che ci fosse una amministrazione molto più attenta a sostenere e incentivare iniziative culturali le più varie, anche se organizzate da associazioni private, come per esempio le manifestazioni concertistiche estive, o la encomiabile iniziativa dell’Università Popolare. Ormai sappiamo che non servono tanti soldi, anche perché ce ne sono sempre meno: basta entrare in una nuova ottica, di maggiore inventiva, fare di necessità virtù e anziché tagliare i servizi e basta, proporne di nuovi, “in economia”.

Lanciamo quindi un appello a tutte le liste politiche che si presenteranno alle elezioni comunali di maggio, chiedendo loro come intenderanno agire in questo settore. Sappiano che la cittadinanza li giudicherà anche su questo. Perché in fondo la cultura si mangia: fa parte della nostra vita quotidiana e se si togliesse del tutto ci ridurremmo a un’esistenza ancora più precaria.

 

 

12 Commenti

  1. mi pare di capire ceh la nuova biblioteca sia costata 4 milioni alla popolazione e che il teatro nuovo ne costerà altrettanti, smentitemi se i miei dati non sono corretti. forse era meglio, visti i chiari di luna , usare per la biblioteca un paio di locali al centro sociale parrocchiale , mentre per teatro pensare di sfruttare meglio la struttura parocchiale usata 2 volte l anno! magari con quei soldi si poteva pensare di ridurre l imu o cercare di sviluppare le aziende del territorio massacrate dalla crisi!!! ok la cultura ma prima cerchiamo di chiudere i bilanci in attivo e non massacrare i cittadini di tasse! abbiamo emergenze ben piu serie, sviluppo del territorio, ordine pubblico ecc ecc

  2. Quanti paesi si possono permettere...? Forse nessuno, ma Casa Novarini di S.G. Lupatoto e la biblioteca di S.M. Buon Albergo (alla sera) mi sembrano molto attive.

  3. "E la cultura?" ? Caro Mazzi, ma dove vivi? C'è La Goccia, il "Bando alle ciance", l'Università del tempo libero, il circolo NOI !!!

    • Caro Tavera, infatti tutte queste iniziative, molto positive, sono messe in piedi da libere associazioni (o dalla parrocchia). Cio' che invece manca e' un'attenzione da parte dell'amministrazione pubblica a coltivare e promuovere le varie energie positive che di volta in volta emergono. La volonta' di costruire un teatro era buona, ma non basta costruire un immobile: prima ancora bisognerebbe incentivare le reti, le sinergie, che generino un circolo virtuoso in grado di attirare interesse, e con esso risorse, da investire poi in opere e progetti come un teatro. In questo modo, forse non servirebbe nemmeno ricorrere ai fondi di Roma, se si e' in grado di interessare dei privati a investire su certi progetti.

      • Non vorrei sbagliarmi ma le associazioni ed eventi che ho citato sono proprio il risultato dell'interessamento dell'amministrazione. Invano ho provato a propormi come "energia positiva" ma se non si sta in recinti prefissati, non ti rispondono neanche.

  4. Anche l'architettura del centro storico, o quel che ne rimane, fa parte del bagaglio culturale ed identitario di un paese, ovvero la storia che consolida in tutta la comunità il senso di appartenenza. Parlo dei 7 cantoni, ovvero quel tratto di via Borghetto/Foro Boario. L'omonima osteria ai 7 Cantoni, costruita con mattoni, pietra, e sassi di fiume (i serègni), con i parapetti e le inferiate di ferro battuto con la maetria artigiana dagli stessi proprietari dell'immobile. Lo splendido brolo (bròl) retrostante col tipico muretto in sasso de l'àdese, dove si giocavano le prime partite di calcio del Bussolengo, ancor prima che in piazzale san valentino e dei moderni campi sportivi. Che valore ha per tutti noi, e per chi ha giocato nel ruolo libero nell'Hellas, Atalanta, Perugia, Como, Rimini, Forlì. Questo luogo che rivive solo il giorno di S. Valentino con l'esposizione spontanea degli animali, com'era una volta. Non conosco l'accordo pubblico/privato che ne ha decretato la demolizione, e non voglio entrare nel merito di affari altrui, ma in un paese normale si sarebbe tutelato quest'angolo di storia sottoponendolo a vincolo architettonico, magari con un piano di recupero ed una perequazione urbanistica che in cambio di un parco nel cuore del paese aiuti a preservare la vecchia osteria e trasformi solo i volumi retrostanti (che ghe n'è abbastansa). Chi dovrà governare questo paese al dissesto finanziario, dovrà essere ricco d'idee per fermare il declino del centro storico, e potrà farlo col Piano degli Interventi. Bussolengo non sia l'hinterland di Verona. Voi lettori che ne dite?

    • purtroppo arrivi tardi, lo scempio è già stato compiuto da anni.

    • Recuperare la storia di Bussolengo e trovare come farla rivivere potrebbe essere uno dei modi per ridare "un'anima" al paese. La cultura è essenziale. Pensiamo solo che vivacità culturale significa anche scambio di idee, che possono far nascere idee nuove, e idee nuove significano creatività e inventiva e quindi anche, terra a terra, spunti per nuovi businnes. Riscoprire la tradizione che ci accomuna potrebbe aiutare a costruire una base di fiducia utile all'incontro e al confronto. Ciao a tutti

    • Un'idea per salvare cio' che resta del centro storico potrebbe essere per esempio creare un museo in uno degli stabili storici, un museo dove si raccolgono le tradizioni e i cimeli del paese, curato dagli ultimi "esperti" rimasti (penso a Giuseppe Rudari, per esempio)... Poi ciascuna associazione del paese (banda musicale, associaz. di volontariato, sportive, ecc.) potrebbe confluire e dare il suo contributo, creando una sinergia culturale tra le varie anime del paese. Sarebbe bello.

      • Più che salvare una zona, salverei i cittadini e una cultura che li possa rendere attivi, secondo i loro interessi e le loro passioni. Va bene ricordare il passato, ma lasciare spazio anche al presente, in modo che non diventi un eterno passato raccogliendo sempre cimeli antichi invecchiando il fuoco odierno.

  5. Bravo Marco, questo intervento rivolto ai prossimi amministratori comunali lo aspettavo come si aspetta la manna dal cielo. Bello, quasi poetico il cenno alla qualità della vita che "include ovviamente la cura dell’anima: svaghi, concerti, letture..." non posso che essere d'accordo e ti ringrazio anche per giudizio lusinghiero fatto all'Università popolare. Trecento iscritti tra i quali cento frequentano un corso di filosofia! Immeritatamente l'iniziativa ci è scoppiata tra le mani. Leggo al proposito qualche cenno positivo anche in altre liste. E' vero anche che troppi pensano ancora che con la cultura non si mangia e forse alle elezioni non si raccolgono molti voti.... Ma la cultura, come hai detto, è veramente il motore di sviluppo di qualsivoglia civiltà. Poi la biblioteca? Hai visto quanti giovani accoglie ogni giorno? Non sanno più dove mettersi con i loro libri e il loro portatile. Dobrebbe rimanere aperta tutte le sere, è un fortissimo richiamo. Perchè non fruire continuativamente di una struttura così preziosa? Il paragone con gli altri giovani che gironzolano per i bar del paese rischia di essere impietoso, oltre che -ovviamente- forzoso. Pare proprio che questi ultimi appartengano ad un altra galassia. Magari si potrebbero coinvolgere con varie offerte culturali e ricreative. Senza deminizzare i bar ovviamente. Manifestazioni, eventi culturali in una cittadina di ventimila abitanti dovrebbero essere il sale e il lievito dell'anima bussolenghese. E Villa Spinola con l'annessa boschetta? Quanti paesi si possono permettere una simile struttura ed un simile paesaggio? Allora cari candidati sindaci, sappiate che forse con la cultura forse non prenderete molti voti, ma questi voti faranno di voi degli amministratori che hanno saputo fare la differenza. Vi pare poco?

    • Se fosse possibile mettere un "mi piace" a quest'articolo lo metterei! Bussolengo ha bisogno di cultura perché la cultura soltanto lo renderebbe un paese in cui rimanere, di cui usufruire, anziché un paese di transito com'è ora, sia per chi vi abita che per chi no. Io sogno teatro e cinema a cielo aperto d'estate, in tutte le piazze (anche quelle che dimentichiamo, arse dal sole, come piazza del grano), musica per le strade, a partire da via Mazzini. Sogno che un giorno ci possa essere un teatro (non me ne voglia la parrocchia, ma è ora che il comune ne abbia uno tutto suo!) e che ci possa essere villa Spinola, che ne so, sede dell'Università popolare. E sono disposto a pagare l'Imu, se in cambio avrò tutto questo. Perché vorrà dire che per cinque, sei, dieci volte in un anno non sarò costretto a prendere l'auto e andare da un'altra parte per vedere uno spettacolo. Significa che per lo stesso numero di volte qualcuno deciderà di venire qui, da noi, e almeno un gelato lo comprerà. Significa che finalmente potrò dirmi fiero di essere bussolenghese, semplicemente.

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