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Il Veneto è "verde"

19 Aprile 2010 - di Marco Mazzi

Le ultime elezioni regionali hanno sancito un dato di fatto: il Veneto è oggi amministrato in buona parte dalla Lega Nord, con una gestione basata sul territorio locale.

I è de noantri”, sono la nostra gente. Basterebbe questa frase per spiegare il sempre maggiore successo della Lega Nord, almeno nel nord Italia, e questo articolo potrebbe già chiudersi qui. Perché non ci sono particolari alchimie o strane ragioni antropologiche: la Lega in Veneto vince perché evidentemente ha saputo proporsi in modo efficace dinanzi alle aspettative della popolazione.

Non è stato abbastanza sottolineato dai media l'alto tasso di astensionismo che si è verificato in tutta Italia nelle ultime elezioni regionali: una media su territorio nazionale del 35 per cento, con punte di quasi il 50 per cento in certi municipi di Roma, dove cioè quasi un elettore su due non si è recato a votare, probabilmente un record storico. Addirittura a Bocchigliero, paesino calabrese di meno di 3000 anime, la popolazione ha deciso in massa di non andare a votare per protesta nei confronti dell'abbandono da parte dello Stato: lì i votanti sono stati meno del tre per cento degli aventi diritto. A parte quest'ultimo caso particolare, è comunque un dato di fatto che in Italia ci sia una sempre crescente sfiducia dei cittadini nei confronti della politica. In questo clima, la maggioranza dei Veneti si è affidata a una forza che, più che politica, sarebbe quasi più corretto definire amministrativa, perché si basa sull'amministrazione locale del proprio territorio.

Con l'elezione di Luca Zaia a presidente di Regione, per la prima volta il Veneto viene guidato da una giunta a maggioranza leghista. Ma questo è solo l'ultimo tassello di una tendenza già in atto da anni, ben visibile qui da noi, dove il sindaco di Verona, Flavio Tosi, è ormai un elemento di primo piano della Lega, e dove il Comune di Bussolengo detiene addirittura un'amministrazione monocolore leghista, relegando all'opposizione anche il Pdl, che a livello nazionale è invece un alleato di governo. Nelle recenti elezioni regionali la maggioranza degli elettori di Bussolengo, come nella media dei comuni veneti, ha dato la preferenza al neoeletto Luca Zaia, con ben il 70 per cento dei voti, mentre solo il 20 per cento è andato al suo maggior avversario di centrosinistra.

I motivi di questo straripante successo a nostro avviso sono semplici: la Lega nacque come movimento territoriale dall'esigenza di dare risposte al malcontento della popolazione del nord Italia nei confronti del malgoverno centrale e locale, e tuttora ha mantenuto questo suo carattere distintivo, pur essendo oggi un partito di governo. Infatti gli elettori percepiscono ancora una presenza della Lega capillarmente radicata nel territorio, attraverso il cosiddetto “partito dei sindaci”: sindaci a capo di città, cittadine e paesi, spesso giovani, capaci e preparati. Insomma, molti veneti si affidano a una nuova classe di giovani amministratori che in genere conoscono di persona, di cui sanno la storia personale e le capacità, di cui condividono le opinioni riguardo ai problemi della propria cittadina e anche i piani che intendono attuare per risolverli. Si tratta quindi di un approccio non più ideologico, ma strettamente pragmatico. Anche se talvolta alcune prese di posizione su certi temi delicati, come la regolamentazione del fattore immigrazione, sono state lanciate più con proclami a effetto che con discussioni costruttive, suscitando la prevedibile stigmatizzazione generale. Ma anche su temi come questi, fortemente sentiti dalla popolazione, in certe realtà locali la Lega sta cominciando a operare con attenzione e misura: vedi il caso stesso di Verona, dove l'amministrazione Tosi ha sgomberato il campo nomadi di Boscomantico, ma collaborando contemporaneamente con la curia di Verona e con altre associazioni per il reinserimento sociale del centinaio circa di nomadi rom che lo abitavano, con la dotazione di abitazioni stabili a Verona o nei comuni contigui. A tale proposito, va detto che la provincia di Verona è tra quelle in Italia dove gli stranieri di recente immigrazione sono meglio integrati nella vita sociale. Lo stesso Tosi ha dichiarato di affidarsi, nel suo operato, al buonsenso e non a valori ideologici, trovandosi in questo sulla medesima linea di altri sindaci di orientamento politico diverso.

C'è senza dubbio un fattore positivo in questo metodo di governo: che anche le critiche all'operato dell'amministrazione si baseranno probabilmente sui fatti concreti (non realizzati o realizzati in modo diverso dalle aspettative), anziché su discorsi generici e ideologici. Per esempio, anche nelle occasioni in cui sono state mosse delle critiche a certi provvedimenti dell'attuale amministrazione leghista di Bussolengo, in genere esse sono entrate nel merito di fatti concreti, anziché fermarsi su un piano di valori generici. E questo è senz'altro un aspetto positivo e costruttivo in vista della ricerca di eventuali soluzioni.

Per concludere, va detto che se a livello locale le cose paiono funzionare, a livello nazionale spetta alla Lega un compito (che si è autoprefissata) che rimane ancora in alto mare: fare chiarezza sul modo in cui intenda affrontare la tanto proclamata riforma in senso federalista. Nonostante il suo leader Umberto Bossi, che tra l'altro è ministro delle "Riforme per il Federalismo", annunci da anni l'imminenza di una grande riforma federalista, finora non si è praticamente ancora messo mano a questo progetto. Il neopresidente di Regione Zaia ha dichiarato che si adopererà fin da subito per accelerare sul federalismo fiscale in Veneto. Ma quanto potrà essere efficace questa volontà senza la presenza di indicazioni a livello nazionale? Inoltre è noto che le stesse istituzioni di Regioni e Province sono ormai dei colossali carrozzoni costosissimi ai danni dei contribuenti. In particolare le Province, con un personale di circa 70mila funzionari, costano ai contribuenti italiani ben 17-18 miliardi di euro all'anno. L'abolizione delle Province era prevista già decenni fa, come logica conseguenza dell'entrata in funzione delle Regioni, ma guarda caso le classi politiche di ogni tempo e di ogni colore hanno sempre rinviato la loro abolizione. Anzi, in tante regioni per motivi clientelari i politici locali continuano a proporre l'istituzione di nuove province. Una seria riforma amministrativa (federalista o non federalista) dovrebbe partire da qui. Ma fino a oggi non se n'è sentito parlare. L'attuale alleanza della Lega con l'odierna classe di governo dura da un decennio, ma non sono mai stati comunicati agli Italiani i dettagli di una possibile riforma federalista, sempre annunciata come imminente, ma ancora sospesa. Chissà se ora la Lega, forte di nuovo potere elettorale, riuscirà a elaborare un serio piano di riforma. Forse, dopo decenni di proposte e annunci, potremmo essere alla vigilia di una riforma amministrativa dello Stato? Forse. Se invece questo non si verificasse ancora una volta, probabilmente si andrebbe (anzi, forse si sta già andando in quella direzione) verso uno scenario in cui, restando questo ordinamento statale, gli elettori continueranno sempre di più a scegliere amministratori che spingono per un decisionismo in ambito locale, decentralizzando così di fatto le decisioni amministrative sul proprio territorio. In queste ultime elezioni, perlomeno, il Veneto sembra aver mosso un passo in questa direzione. Ma la situazione sulle eventuali riforme è tuttora così fluida e incerta che ogni previsione può rivelarsi azzardata.




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