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Un bussolenghese in Regione

26 Maggio 2010 - di Mattia Pinali

Il neo-eletto Consigliere Regionale Andrea Bassi, fresco di nomina a Presidente della Seconda Commissione, ci parla delle priorità per la Regione.

Complimenti per essere riuscito ad essere eletto al Consiglio Regionale anche perché se non erro lei è il primo bussolenghese a riuscirci. Sia a livello personale che di partito si aspettava questo risultato così netto?

La ringrazio per i complimenti e soprattutto ringrazio gli elettori che mi hanno votato ma anche quelli che non lo hanno fatto: grazie a loro avrò lo stimolo per fare ancora meglio, con l’obiettivo di fargli cambiare idea alla prima elezione utile. Sì, sono il primo bussolenghese ad essere eletto in Consiglio Regionale, un obiettivo che non per niente avevo definito fin dal primo giorno di campagna elettorale “storico”. Mi aspettavo certamente una forte crescita della Lega Nord, principalmente per l’ottima azione a livello veronese svolta da Flavio Tosi e a livello centrale dai vari ministri, in particolare Roberto Maroni. Personalmente credevo di potermela giocare ad armi pari con gli altri compagni di partito, ma sinceramente non pensavo di arrivare a conseguire un risultato così straordinario.

Quali sono le tematiche a suo parere più urgenti da affrontare per la regione?

In questo momento storico purtroppo i problemi sono così tanti che è difficile stilare una classifica di priorità. Io penso che gli argomenti fondamentali sui quali dovremo concentrarci sono in particolare tre: il problema del lavoro ma più in generale del modello economico su cui basare il Veneto del futuro; lo snellimento, in tutti gli ambiti di competenza, delle procedure burocratiche che spesso non consentono di dare risposte celeri a problemi che possono essere risolti solo grazie ad interventi immediati; la reale difesa del nostro ambiente che passa da una politica energetica regionale responsabile orientata alle fonti energetiche pulite, da una politica urbanistica rispettosa del territorio e attenta a non proporre modalità di sviluppo invasive spesso devastanti e da una politica sulla mobilità tesa a privilegiare i sistemi di trasporto di massa rispetto a quelli privati. Sono sfide importanti, difficili e che richiedono tempi lunghi. Ma se non le affrontiamo oggi e lasciamo che le cose vadano un po’ da sé, rischiamo davvero di perdere l’ultimo treno e di affrontare un percorso di costante declino.

Aveva definito la candidatura di Venezia alle Olimpiadi del 2020 come "un'occasione da non perdere". Alla luce della scelta in favore di Roma, cosa ne pensa?

Alla luce di quello che è successo dico, senza mezzi termini, che è stata una rapina legalizzata. Penso che sarebbe stato più giusto valorizzare e premiare una delle aree da sempre più all'avanguardia ed innovative del paese, soprattutto perché Roma ha avuto già la possibilità di ospitare i Giochi Olimpici nel 1960. Oltretutto mi definisco offeso perché è stata rifiutata anche la proposta di candidatura in "tandem" ipotizzata: un vero schiaffo al Veneto ma soprattutto ai Veneti. Sono poi molto preoccupato dal fatto che, se Roma venisse scelta come sede delle Olimpiadi, la cosa sia gestita a livello centrale...Abbiamo visto in passato, ma anche recentemente, come questi grandi eventi siano stati l'occasione pure di grandi "abbuffate": cito gli esempi della tangentopoli che ha fatto da sfondo con Italia '90 e, quelle di cui purtroppo cominciamo a vedere qualche nitido contorno, relative alla Maddalena e alla ricostruzione post-terremoto dell'Abruzzo.

La conferenza delle Regioni ha dato parere negativo al piano di costruzione di nuove centrali nucleari. Qual è la sua posizione?

Non sono contro l’energia nucleare. La Lega al governo si è espressa favorevolmente, prevedendo dei distinguo o, meglio, dei paletti: cioè le caratteristiche che devono avere i territori che le ospiteranno. E difficilmente in Veneto ci sono luoghi in possesso di queste caratteristiche. Anche perché, ricordiamolo, le centrali nucleari andranno collocate laddove si consuma più energia di quella che si produce. E il Veneto è già autosufficiente a livello energetico e quindi non ne ha bisogno.

Le fonti di energia rinnovabile come il fotovoltaico, l'eolico, il geotermico e la produzione da biomasse sono ancora troppo precoci per la nostra regione?

E’ chiaro che, conseguentemente alla risposta precedente, questo ci permette di puntare sulle forme di energia alternative che andranno ad accrescere la nostra potenzialità energetica senza il rischio di danneggiare l’ambiente. Un ambiente, l’area padana, che purtroppo rappresenta ancora oggi una delle zone più inquinate d’Europa. Io non sono però un tecnico in materia per cui non so dire se tecnicamente trattasi di forme energetiche ancora troppo precoci per la nostra Regione: ma politicamente, e su questo il neo-assessore Conte ha costruito la sua campagna elettorale, c’è assolutamente la volontà di lavorarci su.

Quali sono le tematiche di cui si farà portavoce in prima persona?

Mi farò portavoce delle istanze del territorio veneto, con un occhio di riguardo per quello veronese che ho l'onore di rappresentare. In particolare potrò lavorare direttamente sulle tematiche urbanistiche, viabilistiche, trasportistiche e sull'edilizia abitativa, in quanto trattasi di alcune delle materie di competenza della Seconda Commissione di cui sono stato nominato proprio oggi (ieri per il lettore ndr) Presidente. Ma mi piacerebbe operare in maniera efficace pure sulle politiche venatorie e socio-sanitarie: in quest'ultimo caso mi aiuterà molto anche il fatto di essere membro della Quinta Commissione.

 

 




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